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Vicenza, il caso della discarica di rifiuti pericolosi arriva alla Commissione UE

Il progetto di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari pericolosi tra Montecchio Precalcino, Dueville e Villaverla, nel vicentino, approda a Bruxelles. La Commissione europea ha dichiarato infatti ammissibile la petizione [1] del Comitato Tuteliamo la Salute che segnala possibili violazioni delle norme europee nel sito previsto vicino alle risorgive del fiume Bacchiglione, quindi parte del più grande sistema acquifero dell’Europa occidentale, da cui dipendono gli acquedotti di Padova e Vicenza. L’impianto per il trattamento di rifiuti sanitari pericolosi, in particolare a rischio infettivo, sarebbe inoltre a meno di due chilometri dal Bosco delle Risorgive di Dueville e dall’Oasi naturalistica di Villaverla.

Il progetto è stato presentato dal gruppo EcoEridania attraverso la controllata Silva Srl. Nella richiesta alla Regione Veneto per il rilascio del Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale, risalente a luglio 2024, l’azienda indica la volontà di realizzare una “piattaforma multifunzionale per il trattamento di rifiuti pericolosi e non e per la produzione di materie prime ed End of Waste per le fonderie”. L’impianto sarebbe finalizzato al trattamento di rifiuti sanitari per una potenzialità complessiva di 32.000 tonnellate annue e al recupero di sabbie di fonderia per 70.000 tonnellate annue, con annesso stoccaggio. È inoltre previsto l’accumulo temporaneo di rifiuti pericolosi e non, liquidi e solidi, con tempi di stoccaggio fino a 12 mesi prima del trasferimento verso altri centri di smaltimento. L’intervento comporterebbe una modifica dello stabilimento esistente di Montecchio Precalcino, esteso su circa 60.000 metri quadrati, di cui 40.000 già occupati dagli impianti di rigenerazione delle sabbie di fonderia, autorizzati nel dicembre 2012 alla sola lavorazione di tali materiali. Secondo la documentazione progettuale, nell’impianto verrebbero trattati rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, compresi quelli provenienti da ambienti di isolamento ad alto rischio di trasmissione biologica aerea. Oltre a questi, sono previste numerose altre tipologie di rifiuti pericolosi: rifiuti agrochimici, rifiuti contenenti mercurio e altri metalli, rifiuti organici e inorganici, gas in contenitori a pressione, sostanze chimiche di laboratorio, medicinali citotossici e citostatici, tubi fluorescenti, vernici, inchiostri, adesivi e resine.

In opposizione a questo progetto, nel gennaio 2025 si è costituito il Comitato Tuteliamo la Salute, con l’obiettivo di tutelare il diritto alla salute dei cittadini e salvaguardare le matrici ambientali del territorio. Il Comitato ha ora reso noto che Bruxelles ha avviato l’analisi del progetto dopo aver accolto la petizione, inviata nell’agosto 2024 alla Commissione Europea, per segnalare possibili violazioni delle norme comunitarie. Le preoccupazioni riguardano in particolare il rischio di contaminazione delle falde in un’area altamente vulnerabile. Dueville è infatti priva di acquedotto e una parte significativa della popolazione utilizza pozzi privati ad uso idropotabile, i quali – così come segnalato dal Comune – “rimangono fortemente esposti a fenomeni di contaminazione in caso di incidentalità”. Criticità sono state evidenziate anche da numerosi enti coinvolti nel procedimento autorizzativo, come il Consiglio di Bacino dell’ambito Bacchiglione che ha espresso contrarietà ritenendo l’attività “non compatibile con il quadro ambientale esistente”. Il Comitato segnala inoltre la possibile presenza di PFAS, sostanze perfluoroalchiliche tossiche per l’uomo e persistenti nell’ambiente, che secondo gli attivisti non sarebbero state adeguatamente considerate nel progetto. Nel complesso, l’impianto potrebbe rappresentare un significativo peggioramento della qualità della vita dei residenti in un territorio già fortemente segnato. Recente è il caso [2], attenzionato dallo stesso Comitato, del rischio contaminazione PFAS conseguente ai lavori della Pedemontana Veneta, dal quale peraltro la popolazione è stata tenuta all’oscuro per mesi.

In attesa della decisione finale della Regione Veneto, il progetto resta quindi sospeso in un clima di forte attenzione pubblica. Con l’apertura del dossier a livello europeo, la vicenda assume ora una dimensione che supera i confini locali, ponendo al centro il delicato equilibrio tra gestione dei rifiuti, tutela delle risorse idriche e diritto alla salute.

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Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali e in Ecobiologia, attualmente frequenta il Dottorato in Biologia ambientale ed evoluzionistica della Sapienza. Oltre alle attività di ricerca, si dedica al giornalismo ambientale e alla divulgazione scientifica.