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Seicentomila ucraini, solo nell’ultimo mese, hanno abbandonato Kiev

Solo nel mese di gennaio, 600.000 persone hanno abbandonato la capitale ucraina su una popolazione prebellica totale di circa tre milioni: lo ha dichiarato il sindaco di Kiev Vitali Klitschko in un’intervista rilasciata recentemente al Times. Il sindaco ha spiegato che gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche e di riscaldamento stanno spingendo la principale città ucraina verso il disastro umanitario. «La situazione dei servizi di base – riscaldamento, acqua ed elettricità – è critica. Attualmente, 5.600 condomini rimangono senza riscaldamento» ha affermato Klitschko, il quale ha anche esortato i residenti rimasti ad andarsene, se possibile, mentre le squadre di emergenza lavorano per ripristinare l’erogazione di energia elettrica e riscaldamento. La protezione civile ha dovuto intervenire drenando l’acqua dagli impianti centralizzati di riscaldamento e di approvvigionamento idrico per evitare che le tubature si congelassero e scoppiassero a causa delle rigide temperature che hanno raggiunto anche i meno diciotto gradi.

Il sindaco di Kiev ha poi denunciato un contrasto con il governo centrale ucraino, criticando duramente il suo operato e spiegando che, invece di unirsi di fronte all’emergenza, l’esecutivo ucraino starebbe alimentando un conflitto politico proprio in un momento di massima criticità. Ha anche rivelato [1] al Times di aver chiesto un incontro per discutere della situazione e trovare delle soluzioni, vedendosi però negare la richiesta, nonostante le questioni legate all’energia e alla difesa aerea siano di competenza diretta del governo.

La denuncia del primo cittadino della capitale ucraina avviene all’indomani di poderosi attacchi russi al sistema energetico di Kiev e altre città ucraine: giovedì il ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ha dichiarato [2] che è stato «il giorno più difficile per il sistema elettrico dal blackout del novembre 2022», aggiungendo che «La situazione è estremamente difficile. Gli equipaggi sono stati costretti a ricorrere continuamente a chiusure di emergenza». Ha spiegato che le condizioni più difficili si sono verificate a Kiev e nella regione circostante, nonché nella regione sud-orientale di Dnipropetrovsk. Dopo l’attacco avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì con centinaia di droni e missili che hanno preso di mira le strutture energetiche in tutta l’Ucraina, anche ieri Mosca ha colpito pesantemente i sistemi ucraini, insieme alle infrastrutture energetiche utilizzate dall’esercito ucraino e le aree di schieramento dei soldati: «Aerei operativi/tattici, veicoli aerei d’attacco senza pilota, truppe missilistiche e artiglieria dei gruppi di forze russe hanno colpito infrastrutture energetiche utilizzate per supportare le operazioni dell’esercito ucraino, depositi di munizioni e anche aree di dispiegamento temporaneo di formazioni armate ucraine e mercenari stranieri in 142 località», ha affermato [3] il ministero della Difesa russo in una nota.

Lo svuotamento di fatto delle città ucraine – compresa la capitale – non è l’unico problema che l’Ucraina si trova ad affrontare: insieme all’abbandono crescente dei principali centri abitati, infatti, l’ex Stato sovietico è afflitto dal punto più basso di natalità mai raggiunto e da un numero sempre più consistente di giovani ucraini che fuggono dal Paese per non arruolarsi nell’esercito. Secondo l’istituto demografico dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina, la popolazione, che prima prima della guerra, nel febbraio 2022, era di 42 milioni, si è già ridotta [4] a meno di 36 milioni, compresi diversi milioni di persone residenti nelle aree conquistate dalla Russia. Allo stesso tempo, si stima che entro il 2051 la cifra scenderà a 25 milioni, mentre le proiezioni del 2024 del CIA World Factbook indicano che il Paese ha sia il tasso di mortalità più alto che quello di natalità più basso al mondo: per ogni nascita si verificano circa tre decessi. Per quanto riguarda l’abbandono del Paese [5] da parte dei giovani ucraini, invece, il giornale statunitense Politico aveva riferito come nei mesi di settembre e ottobre 2025 quasi 100.000 ragazzi ucraini di età compresa tra i 18 e i 22 anni avessero lasciato il loro Paese per rifugiarsi negli Stati vicini o confinanti, in particolare Germania e Polonia.

Inoltre, i massicci attacchi russi e la grave situazione umanitaria in cui versa la popolazione ucraina, che deve affrontare temperature molto rigide, si verificano dopo uno scandalo [6]che coinvolge una parte importante della politica ucraina, per il quale circa 100 milioni di dollari destinati a proteggere le centrali elettriche dal sabotaggio russo sarebbero stati in realtà sottratti da alcuni funzionari a partire dal 2022, secondo quanto emerso dalle indagini dell’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU).

Indipendentemente dalla situazione sul campo, dunque, dal quadro delineato emerge una nazione in buona parte distrutta e sempre più svuotata della sua popolazione, sia a causa delle massicce partenze e diserzioni, sia a causa della bassa natalità. Il tutto mentre l’Ucraina deve affrontare divisioni politiche e incertezze imputabili ai mutevoli equilibri dell’assetto internazionale.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.