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Le immagini della devastazione provocata dall’uragano sulla Sicilia orientale

Un quadro di devastazione, con strade trasformate in fiumi di fango, mareggiate che inghiottono tratti di litorale e voragini che si aprono nell’asfalto. È quanto mostrato dalle immagini che, ora dopo ora, fotografano gli effetti del ciclone Harry sui centri della Sicilia orientale. Le province di Messina, Catania e Siracusa, insieme alle isole Eolie, hanno subito negli ultimi giorni il colpo più duro, con allagamenti estesi, frane, evacuazioni e il collasso di infrastrutture vitali. I danni stimati superano già il miliardo di euro, ma è ancora presto per trarre un bilancio finale. Nel frattempo, il presidente della Regione, Renato Schifani, visita le aree disastrate e annuncia i primi stanziamenti.

La cronaca territorio per territorio restituisce un quadro drammatico. Nel Messinese la fascia ionica è stata travolta: Santa Teresa di Riva ha visto crollare un tratto di lungomare che ha isolato il centro e creato una voragine in cui è finita un’auto; il conducente è stato soccorso ed è fuori pericolo. Sant’Alessio Siculo, Roccalumera, Letojanni, Furci Siculo, Giardini Naxos e la frazione di Mazzeo di Taormina hanno segnalato criticità alla viabilità, sottoservizi distrutti ed edifici danneggiati. A Giampilieri Marina sono stati evacuati 32 ospiti della RSA Villa Aurora. A Catania il fronte della devastazione si è concentrato sulla Plaia e nel quartiere di San Giovanni Li Cuti: onde alte hanno trascinato barche, barriere e detriti, sommergendo strade e stabilimenti balneari. Decine le famiglie evacuate i torrenti Buttaceto e Acquicella sono esondati e la statale 121 è rimasta allagata. Ad Acireale il sindaco ha disposto l’evacuazione di 95 residenti nelle frazioni costiere di Capo Mulini; a Riposto e Pachino sono state evacuate altre persone mentre un peschereccio è affondato nel porto di Catania. Nel Siracusano le squadre dei vigili del fuoco hanno moltiplicato gli interventi tra Siracusa, Augusta e Priolo Gargallo; a Pachino e nei comuni colpiti si contano decine di chiamate per allagamenti e cedimenti. Le Eolie e le coste minori hanno visto porti e abitazioni invasi dal mare; a Palermo una macchina è stata trascinata in mare e il conducente salvato dai soccorsi. Nel Trapanese, a Mazara del Vallo, sono state segnalate onde fino a otto metri e vasti allagamenti.

Questa catastrofe, però, sembra confermare una regola non scritta dell’informazione italiana: quando il maltempo colpisce il Sud, fa meno notizia. Nonostante il mainstream mediatico la stia trattando come una notizia di secondo piano, i numeri parlano chiaro, con oltre 1.600 interventi dei Vigili del Fuoco in Sicilia, Calabria e Sardegna, di cui più di mille nel solo triangolo d’emergenza siciliano; circa 150 comuni con scuole chiuse. Anche i trasporti hanno subito colpi durissimi: la circolazione ferroviaria sull’asse ionico Messina–Catania–Siracusa è stata sospesa in più tratti, generando isolamento e difficoltà negli spostamenti; inoltre, diversi voli sono stati dirottati o cancellati. All’aeroporto Fontanarossa di Catania il Terminal C è rimasto chiuso. Il conto dei danni è astronomico. Una prima stima [1] della Protezione Civile regionale parla di 740 milioni di euro solo per infrastrutture e beni, ma fonti istituzionali confermano che la cifra, considerando i mancati redditi delle attività produttive, «supera il miliardo di euro». Le province più colpite sono Catania (244 milioni), Messina (202,5 milioni) e Siracusa (159,8 milioni). Per la viabilità e i servizi essenziali, la provincia di Messina da sola subisce danni per 110 milioni.

Di fronte all’emergenza, la Regione Siciliana ha dichiarato [2] lo stato di crisi e ha stanziato i primi 70 milioni di euro. Il presidente Schifani, accompagnato dal capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina nominato commissario straordinario, è in tour nei territori colpiti. Intanto, il ministro Nello Musumeci, dopo un sopralluogo, ha assicurato che «i sindaci possono operare in deroga, con le ordinanze di somma urgenza». Ha anche annunciato la convocazione del Consiglio dei Ministri per la prossima settimana per valutare la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, sottolineando che «nella ricostruzione bisognerà tenere conto che il cambiamento climatico provoca questi fenomeni e in modo più frequente». Nel frattempo, mentre si muove la macchina dei soccorsi e della solidarietà – con istituti bancari che offrono moratorie e sindacati che mettono a disposizione sportelli – la Sicilia orientale, ferita, attende risposte che vadano oltre quelle dettate dalla pura emergenza.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.