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Sanità privata: negli ultimi 40 anni la spesa delle famiglie è raddoppiata

Nell’arco di quarant’anni, la spesa sanitaria privata delle famiglie italiane è più che raddoppiata, attestandosi a una cifra pari a 43 miliardi di euro. È quanto emerge dal 21esimo rapporto DEL Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA), secondo il quale, nel medesimo periodo, la copertura pubblica della spesa sanitaria è scesa dall’81% al 72,6%. Oltre il 70% dei nuclei familiari sostiene oggi costi di tasca propria, una quota cresciuta di 19 punti percentuali dagli anni Ottanta. L’aumento ha colpito soprattutto le famiglie più povere e meno istruite, che spendono fino al 6,8% del loro reddito in sanità, contro il 4,3% delle famiglie benestanti.

Nel report, il CREA ha tracciato [1] un’analisi retrospettiva delle performance del SSN. I dati rivelano che la sostenibilità del sistema pubblico è stata garantita non attraverso un efficientamento, ma mediante una compressione dell’offerta, con un massiccio trasferimento di costi verso i privati. La spesa sanitaria privata totale ha così toccato quasi un quarto della spesa complessiva. Il periodo più critico è inquadrato negli anni Novanta, quando si è concentrato l’84% dell’aumento del numero di famiglie costrette a pagare privatamente. La quota di spesa sanitaria privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6% dell’intera spesa privata, indicando un impatto regressivo.

Le conseguenze di questa deriva sono pesantissime in termini di equità. L’incidenza della spesa sanitaria sui consumi familiari si è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4.3% del reddito, ma toccando il 6.8% tra i nuclei con bassa istruzione. Le disparità sono anche geografiche: al Centro e nel Mezzogiorno la spesa privata è cresciuta molto più del reddito disponibile, indicando che il ricorso al privato è una risposta forzata alle carenze del servizio pubblico, non una scelta dettata da maggiore benessere. Un segnale chiaro è che le famiglie residenti nel Mezzogiorno acquistano più frequentemente farmaci (81,0% delle famiglie) e visite specialistiche con finalità preventiva (24,2%), presumibilmente per aggirare barriere di accesso al pubblico.

A rendere ancor più critica la situazione è l’aumento delle spese “catastrofiche”, quelle che assorbono oltre il 40% della capacità di spesa mensile di un nucleo. Oggi riguardano 2,3 milioni di famiglie, con un incremento del 2,1% nell’ultimo decennio. Questi costi insostenibili si concentrano, secondo le statistiche del rapporto, in due ambiti dove la copertura pubblica è cronicamente insufficiente: l’odontoiatria e l’assistenza di lunga durata per le persone non autosufficienti. Parallelamente, si stima che 1,25 milioni di famiglie (2,3 milioni di persone) abbiano subito un «disagio economico dovuto alle spese sanitarie», un dato che appare in crescita. Tra questi nuclei familiari, ben 367.528 si impoveriscono direttamente a causa delle spese sanitarie private. Il sistema fatica a rispondere anche per via delle trasformazioni demografiche e sociali. Rispetto alla nascita del SSN, l’Italia ha quasi cinque milioni di over 75 in più e, solo negli ultimi dieci anni, i non autosufficienti sono aumentati del 10%. A fronte di bisogni sempre più “ibridi”, a cavallo tra sanità e assistenza sociale, il sistema offre risposte frammentate e inadeguate, con profonde differenze regionali.

Il Rapporto del Crea introduce un concetto politicamente scomodo: il razionamento delle cure è già in atto, ma avviene in modo implicito attraverso liste d’attesa, carenze di offerta e frammentazione. Il mantenimento di buoni esiti di salute aggregati è probabilmente collegato al diffondersi di un approccio «fai da te» da parte delle famiglie, che integrano a proprie spese ciò che il pubblico non garantisce più. Per invertire la rotta, secondo gli analisti, non basta aumentare il finanziamento, ma serve un cambio di paradigma da “Servizio Sanitario” a “Sistema Salute”. È necessario governare la domanda, estendere le tutele ai bisogni ibridi e, soprattutto, avere il coraggio di passare da un razionamento implicito e iniquo a scelte esplicite e trasparenti sulle priorità di cura, per proteggere davvero le famiglie più vulnerabili.

L’anno scorso, la Ragioneria dello Stato aveva pubblicato [2] un rapporto in cui attestava come, nel 2023, la spesa sanitaria privata avesse registrato un incremento del 7% rispetto al 2022 e del 24% rispetto al 2019; contestualmente, la spesa sanitaria pubblica era cresciuta solo del 2% rispetto al 2022 e del 13,6% rispetto al 2019. Il fenomeno riflette l’enorme difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nel soddisfare pienamente la domanda di prestazioni sanitarie, ed è ulteriormente aggravato dall’aumento dei costi sostenuti dai cittadini per l’acquisto di farmaci e prestazioni private. Nel rapporto si dava atto che, nel periodo 2014-2023, la spesa farmaceutica diretta avesse registrato un incremento medio annuo del 5,7%, con un’impennata del 13,9% solo nell’ultimo anno. Le difficoltà del SSN risultavano evidenti anche nei conti delle regioni: nel 2023 il disavanzo complessivo aveva toccato 1,85 miliardi di euro e ben 14 regioni avevano registrato bilanci negativi, costringendole a tagliare su altre voci di spesa extra-sanitarie per coprire il deficit.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.