A Spotorno le spiagge libere sono solo il 3,5% del totale, la percentuale più bassa di tutta la Liguria. Una criticità che il sindaco Mattia Fiorini ha deciso di risolvere con un gesto semplice e di buon senso: quello di applicare la legge regionale che prevede che le spiagge libere siano almeno il 40% del totale. E quindi ha presentato la bozza del nuovo PUD (Piano di Utilizzo del Demanio marittimo) con un punto fermo: mantenere il numero delle aziende coinvolte, per salvaguardare l’occupazione.
Non c’è però stato nemmeno il tempo di affrontare la discussione: il provvedimento è subito finito nel mirino dei proprietari degli stabilimenti e dell’opposizione comunale, che hanno lanciato una campagna, con tanto di petizione su Change.org, paventando disagi, disoccupazione imminente, e immaginando che le future spiagge libere saranno teatro di degrado e malcostume.
In Riviera vige da anni una regola tacita che nessuno aveva mai osato messo in discussione: le concessioni balneari sono intoccabili, con tratti di costa di fatto “privatizzati” e autorizzazioni rinnovate all’infinito. L’amministrazione sta provando a scardinare un sistema consolidato, immaginando un litorale meno frammentato, con più spiagge libere ma attrezzate, servizi pubblici garantiti, pulizia, sicurezza e strutture leggere. Un’idea semplice, quasi banale, che proprio per questo appare oggi quasi rivoluzionaria.
“Io ho semplicemente applicato la normativa europea Bolkestein e la normativa regionale ligure che dice che i comuni devono avere almeno il 40% di spiagge libere, al mio piano del demanio”, racconta Fiorini a L’Indipendente, spiegando che, la stessa bozza, è stata accolta in maniera completamente diversa da altri operatori del settore: “Ho avuto invece un incontro con le altre categorie produttive legate al turismo, albergatori, insomma, commercianti, B&B, agenzie immobiliari e le stesse identiche cose che ho detto ai balneari sono state prese in maniera totalmente opposta”.
Il punto centrale del piano, per il sindaco, “è la tutela dell’occupazione, perché ovviamente siamo un comune turistico che si basa in prevalenza sull’attrattiva balneare”. E infatti nel piano è previsto che dalle 41 aziende attuali, si passerà a 40. “Certo, non saranno più tutti stabilimenti balneari”, puntualizza Fiorini. “Abbiamo un modello di gestione di spiagge libere che è innovativo e prevede l’esistenza di chioschi – intesi come piattaforme economiche in grado di generare reddito – pur lasciando la spiaggia libera. In cambio saranno forniti servizi gratuiti per tutti, dal salvataggio alla pulizia, passando per la raccolta serale dei rifiuti, un bagno pubblico degno di questo nome pulito due volte al giorno e la doccia. Le spiagge libere non devono essere per forza brutte, sporche e disordinate, anzi”.
L’idea è anche quella di stimolare l’imprenditoria giovanile, che, come è noto, non ha accesso a crediti o prestiti di chissà quale entità. Se l’investimento per uno stabilimento potrebbe diventare proibitivo, quello per un chiosco potrebbe essere più accessibile.
Secondo il sindaco: “I balneari evidentemente avevano a cuore di evitare le gare, e io dal punto di vista degli imprenditori posso anche capirlo, ma ormai siamo arrivati a un pronunciamento su cui non c’è dubbio. Quindi ho consigliato di iniziare a contattare commercialisti e tecnici perché dovranno partecipare per avere un’assegnazione e continuare le attività”.
Insomma, nonostante le proteste, Spotorno prova a tracciare una strada nuova, che scardina privilegi in favore della comunità, a protezione di un bene come il mare, che deve essere di tutti.