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Pisa, i vigili del fuoco s’inginocchiarono per le morti a Gaza: il Viminale li sanziona

Il 22 settembre del 2025, l’Italia è stata attraversata dal grande sciopero generale per chiedere la fine del genocidio in corso in Palestina, una delle manifestazioni più partecipate in assoluto degli ultimi anni. Centinaia di migliaia di persone, tanto nel settore pubblico quanto privato, hanno incrociato le braccia per mostrare la ferma opposizione della società civile all’aggressione israeliana in corso, della quale il governo italiano si è dimostrato complice [1]. In questo contesto, a Pisa, un gruppo di vigili del fuoco si è inginocchiato di fronte alla bandiera palestinese. Il gesto, spiegano, è stato fatto in segno di rispetto nei confronti delle decine di migliaia di vittime del genocidio – in particolare i bambini. Al governo, evidentemente, l’iniziativa non è piaciuta e dieci pompieri sono stati raggiunti da contestazioni disciplinari che, in base alla gravità, potrebbero costare loro anche il posto di lavoro.

La notizia è stata diffusa dal sindacato USB, che aveva organizzato quella giornata di lotta e del quale i vigili del fuoco sanzionati fanno parte. La tesi del Viminale sarebbe che «i vigili del fuoco, quando scioperano e manifestano, non devono farlo con l’uniforme, non possono cioè farsi riconoscere in quanto vigili del fuoco che stanno protestando, nè tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando», riporta il comunicato [2] del sindacato. L’obiettivo sarebbe quello di «intimidire un’intera categoria, anche in vista del riordino del settore, la riforma del Corpo dei Vigili del fuoco con la quale questo governo vuole equiparare i pompieri ad operatori di pubblica sicurezza».

Nelle scorse settimane, USB aveva già denunciato come la presenza dei pompieri alla manifestazione fosse finita nel mirino del ministero dell’Interno. A meno di un mese di distanza dallo sciopero, infatti, Paolo Cegnar (del Coordinamento Nazionale USB Vigili del Fuoco) era stato raggiunto [3] da una contestazione disciplinare per aver preso parola nel corso della manifestazione. Una delle frasi che sarebbe finita alla base del provvedimento sarebbe [4] stata la seguente: «Salviamo i bambini palestinesi; siamo ambasciatori di buona volontà dell’UNICEF e portiamo sul petto l’emblema dell’UNICEF e dobbiamo garantire a tutti i bambini la sicurezza e la Pace». Successivamente, in segno di solidarietà, cinque colleghi avevano autodenunciato la propria [5] partecipazione alle manifestazioni del 22 settembre. Il governo ha poi deciso di procedere solo contro uno di loro – Lorenzo Biagini, del Comando di Livorno.

Quella contro i vigili del fuoco rappresenta solamente l’ultima delle iniziative con le quali il governo sta cercando di soffocare il movimento per la Palestina. Decine [6] di denunce e misure cautelari si sono abbattute, nei giorni passati, contro attivisti e studenti (decine delle quali minorenni), mentre sono [7] in corso le indagini per i presunti finanziamenti ad Hamas che hanno visto il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Mohammed Hannoun finire ai domiciliari, mentre numerosi altri soggetti risultano indagati – inclusa la giornalista Angela Lano, direttrice del sito di informazione Infopal. A Torino [8], l’imam Shahin è stato rinchiuso in un CPR e minacciato di espulsione verso l’Egitto per effetto della persecuzione politica nei suoi confronti, scatenata dalle frasi a favore della causa palestinese pronunciate nel corso di una manifestazione. E tutto questo solamente nell’ultimo mese e mezzo. In numerose circostanze, poi, le forze dell’ordine si sono attivate [9] anche per intimare i cittadini a rimuovere simboli palestinesi (le bandiere) quando esposti pubblicamente, spesso con motivazioni riconducibili alla “sicurezza pubblica”. Non da ultimo, questo finesettimana è stato reso noto [10] il fatto che il ministero dell’Istruzione stia schedando gli studenti palestinesi presenti negli istituti italiani. Nelle stesse ore, il tribunale de L’Aquila ha condannato [11] Anan Yaeesh a 5 anni e 6 mesi di carcere per l’affiliazione (mai nascosta) con i movimenti di resistenza palestinese. A poco è servito, come hanno ricordato i suoi avvocati, che la resistenza armata di un popolo sia considerata legittima dalle convenzioni internazionali, quando questo è sottoposto alla repressione violenta. Come violenta è l’occupazione illegale di Israele della Palestina e l’oppressione del suo popolo.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.