Si è conclusa al largo di Città del Capo, l’esercitazione navale multinazionale Will for Peace 2026, guidata dalla Marina cinese e avviata il 9 gennaio sotto il formato BRICS+. Il perimetro del gruppo si è ormai allargato oltre a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, coinvolgendo anche Egitto, Arabia Saudita, Indonesia, Etiopia ed Emirati Arabi Uniti, con altri Paesi in veste di osservatori. La scelta dell’area – tra False Bay e la base di Simon’s Town, snodo tra Atlantico e Indiano – non è casuale: qui passa una delle alternative chiave allo Stretto di Suez in caso di crisi. In una fase di forte tensione con gli Stati Uniti, il mare torna a essere terreno di competizione strategica e si fa emblema dell’ambizione dei BRICS di conquistare un ruolo nella sicurezza globale, in un ordine internazionale che si sta ridefinendo per blocchi contrapposti.
Sul piano operativo, l’esercitazione ha previsto attività congiunte di sicurezza marittima e interoperabilità tra flotte, con l’obiettivo dichiarato di migliorare il coordinamento nelle operazioni in mare e la protezione delle rotte commerciali. La Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione ha schierato il cacciatorpediniere Tangshan (Tipo 052DL) e la nave di rifornimento Taihu (Tipo 903A), dotati di capacità di comando, scorta e supporto logistico, centrali per un addestramento di coalizione. La Russia ha partecipato con proprie unità di superficie e navi di supporto. Questi assetti hanno permesso di testare capacità quali sorveglianza aerea e di superficie, schermatura di convogli commerciali, esercitazioni antipirateria e coordinamento logistico: competenze che vanno oltre i semplici addestramenti e che replicano con rigore scenari di protezione delle rotte in condizioni di tensione internazionale.
Le manovre al largo del Sudafrica segnano la metamorfosi dei BRICS da forum economico a piattaforma politico-strategica. L’allargamento a nuovi membri africani e mediorientali proietta il gruppo anche sul piano militare, facendo della sicurezza marittima un terreno “neutro” per affermare una crescente autonomia geopolitica. A Washington, la lettura è opposta: vedere unità cinesi, russe e iraniane operare nel Sud globale, a ridosso di rotte vitali per il commercio mondiale, è percepito come una sfida indiretta all’ordine occidentale. Pesa, inoltre, l’esclusione del Sudafrica dal prossimo G20 negli USA, segnale politico che Pretoria non ha dimenticato e che irrigidisce le sue posizioni. In Occidente, prevalgono sospetto e irritazione: le manovre appaiono come un messaggio di cooperazione sulla sicurezza marittima fuori dall’ombrello statunitense, in un contesto già teso a causa dei dazi e frizioni politiche. In patria, l’opposizione accusa il governo di aver compromesso la neutralità storica ospitando flotte russe, cinesi, e iraniane, temendo che il Paese diventi pedina dei giochi globali. Pretoria replica parlando di cooperazione tecnica, ricordando precedenti esercitazioni con gli USA. Il portavoce sudafricano per le esercitazioni congiunte, il tenente colonnello Mpho Mathebulam, ha dichiarato [1] che “non c’è nessuna ostilità [verso gli Stati Uniti]” e che “l’obiettivo è migliorare le nostre capacità e condividere le informazioni” tra le rispettive marine. Al di là dei toni istituzionali, la presenza congiunta di potenze rivali dell’Occidente trasforma lo scenario in una dichiarazione implicita di capacità e intenti strategici.
Per Pechino e Mosca, manovre di questo tipo funzionano come soft power operativo: mettono in vetrina capacità logistiche, interoperabilità e proiezione congiunta in acque internazionali, segnalando che esistono modelli di sicurezza navale alternativi a quelli guidati dall’Occidente. L’Iran completa il quadro, rafforzando l’idea di un asse marittimo capace di mettere in discussione un’architettura finora dominata dagli Stati Uniti. Per il Sudafrica e altri Paesi del Global South, queste esercitazioni sono anche un’occasione per sviluppare competenze autonome e consolidare forme di cooperazione svincolate dalle alleanze tradizionali. In un contesto di equilibri in trasformazione e di crescente competizione sulle rotte, Will for Peace 2026 segna un passaggio rilevante nell’affermazione dell’ordine multipolare dei BRICS come nuovi attori geopolitici lungo i corridoi commerciali globali.