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Due petroliere greche sono state colpite nel Mar Nero

Prosegue la guerra ibrida nella regione del Caucaso, dove ieri due petroliere sono state attaccate da droni nel Mar Nero. Secondo quanto riportato [1] dall’agenzia Reuters, entrambe le imbarcazioni erano dirette allo scalo di Yuzhnaya Ozereyevka, in Russia, ultima tappa dell’oleodotto Caspian Pipeline, che trasporta circa l’80 per cento del petrolio esportato dal Kazakistan e gestito dal Caspian Pipeline Consortium (CPC). Le navi erano in attesa di caricare petrolio proveniente dai grandi giacimenti di Tengizchevroil e Karachaganak in kazakistan. Si tratta di siti produttivi gestiti da consorzi internazionali che coinvolgono compagnie statunitensi, italiane, russe e kazake. In base a quanto riferito dall’ufficio stampa del Ministero dell’Energia del Kazakistan, le petroliere Matilda e Delta Harmony battevano rispettivamente bandiera di Malta e Liberia e sono entrambe gestite da compagnie greche. Secondo il ministero «nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito».

Secondo quanto trapelato, i danni alle imbarcazioni sarebbero stati di lieve entità: sulla Matilda, gestita dalla compagnia greca Thenamaris, sarebbe scoppiato un incendio che però è stato subito domato senza danni significativi e senza feriti. La nave sarebbe stata colpita da due droni mentre era in attesa in condizioni di zavorra a 30 miglia (48 km) dagli ormeggi della CPC. La Delta Harmony, invece – gestita dalla compagnia greca Delta Tankers – sarebbe stata colpita da un proiettile e anche in questo caso non si sono registrati gravi problemi. Il governo ucraino e il CPC non hanno rilasciato dichiarazioni sull’accaduto, ma i principali sospetti ricadono al momento sull’Ucraina, che aveva già colpito l’infrastruttura due volte in passato. Tra gli azionisti dell’oleodotto, lungo 1500 chilometri figurano [2], infatti, la compagnia petrolifera statale del Kazakistan KazMunayGas, le unità dei giganti petroliferi statunitensi Chevron e Exxon Mobile, ma soprattutto le compagnie russe Transneft e Rosneft che detengono rispettivamente il 24% e il 7,5% delle quote azionarie. Anche l’italiana ENI partecipa al consorzio con il 2% delle quote. L’attacco dei droni penalizza soprattutto gli introiti di queste società che non hanno la possibilità di fare uscire il greggio dal bacino del Mar Nero.

Anche i due maggiori giacimenti del Kazakistan, Tengizchevroil e Karachaganak, strategicamente importanti per le esportazioni energetiche, sono gestiti da joint venture internazionali: il primo comprende le società Chevron (Stati Uniti), KazMunayGas (Kazakistan), ExxonMobil (Stati Uniti), Lukoil (Russia) ed Eni (Italia) come azionisti principali e produce milioni di barili di petrolio all’anno. Il secondo, invece, partecipato da aziende come Eni, Chevron, BG Group e KazMunayGas, è uno dei più grandi giacimenti di gas e condensati della regione. Entrambi i giacimenti sono fondamentali per la sicurezza energetica della regione e per il flusso costante di petrolio e gas verso i mercati internazionali, attraverso il gasdotto CPC.

Già negli scorsi mesi, si sono registrati degli attacchi al terminal di Yuzhnaya Ozereyevka, situato nei pressi del porto di Novorossiysk, in Russia. Il 29 novembre scorso, infatti, un drone ucraino aveva colpito uno dei tre ormeggi principali della CPC, secondo [1] Reuters, e il ministero dell’energia del Kazakistan ha dichiarato che la struttura continua a esportare petrolio tramite un unico ormeggio. Non è un caso, dunque, che la produzione di gas e petrolio in Kazakistan sia crollata del 35% tra il primo e il 12 gennaio rispetto alla media di dicembre, proprio a causa delle limitazioni all’esportazione tramite il terminale russo. Nel frattempo, secondo fonti del settore, i costi dell’assicurazione di guerra per le navi dirette al Mar Nero sono quasi raddoppiati in seguito agli attacchi.

La centralità del Caucaso e dell’Asia centrale dal punto di vista energetico e geopolitico spiega il crescendo di tensioni che si verificano nell’area in un momento di forte turbolenza internazionale. Sebbene, infatti, la responsabilità degli attacchi non sia ancora attribuibile a attori geopolitici precisi, la vicenda si inserisce nel contesto della guerra tra Russia e Ucraina, confermando come la pace – o quantomeno la cessazione delle ostilità – sia ancora lontana, nonostante i tentativi in tal senso dell’amministrazione americana.

 

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.