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Cortina ’26, lavoratore muore nel cantiere: i sindacati denunciano condizioni “disumane”

Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, un addetto alla sicurezza è morto durante un turno notturno in un cantiere legato alle opere per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Si tratta del 55enne Pietro Zantonini, originario di Brindisi, il quale è stato trovato senza vita a Cortina mentre era impegnato in un servizio di guardiania all’aperto in condizioni climatiche estreme, con temperature scese fino a -12 gradi. La vicenda, avvenuta a meno di un mese dall’inizio dei Giochi, ha acceso accuse sullo stato delle tutele nei cantieri. La magistratura ha aperto un’inchiesta, mentre i sindacati hanno denunciato un sistema che continua a sacrificare la dignità e la sicurezza dei lavoratori.

Zantonini era arrivato in Veneto a settembre 2025, lasciando la Puglia per un contratto a termine con una ditta esterna di Milano, già prorogato e in scadenza a fine gennaio. Il suo posto di lavoro era il cantiere dello stadio del ghiaccio, dove trascorreva le notti in un gabbiotto, uscendo ogni due ore per i giri di sorveglianza previsti. L’allarme ai soccorsi era stato lanciato da colleghi che Zantonini aveva chiamato chiedendo aiuto; i tentativi di rianimazione sono risultati vani. Secondo quanto ricostruito dai familiari, l’uomo aveva più volte manifestato «preoccupazioni e lamentele per le condizioni di lavoro, i turni notturni prolungati e la carenza di adeguate tutele». La moglie ha presentato denuncia ai carabinieri. La Procura di Belluno, con il pm Claudio Fabris, ha disposto il sequestro della salma e un’autopsia affidata all’anatomopatologo Andrea Porzionato per accertare le cause precise del decesso. L’inchiesta dovrà verificare ogni possibile responsabilità. La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Dragone del Foro di Lecce, chiede piena luce sull’accaduto, sottolineando come l’episodio non possa essere archiviato «come un fatto privato o inevitabile» e riporta al centro «il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi».

La reazione dei sindacati è stata molto dura. La Filcams-Cgil ha scritto in una nota [1]: «Ci sono morti sul lavoro che sono la tragica conseguenza della morte dei diritti di lavoratrici e lavoratori. È la precarietà che fa da sfondo alla drammatica vicenda». «Non è concepibile che nel 2026, in un Paese civile, una persona debba morire di freddo sul posto di lavoro – ha affermato Fabrizio Russo, segretario generale Filcams Cgil – la logica del profitto ad ogni costo ha ridotto i rapporti di lavoro alla più completa disumanità: licenziamenti indiscriminati, nessun interesse per le condizioni di lavoro e nessuna tutela della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori». Anche la Uil Veneto ha espresso sconcerto. Il segretario generale Roberto Toigo ha dichiarato: «Saranno le indagini a stabilire le cause della morte del vigilante. Le uniche cose che sappiamo sono che il lavoratore era impegnato in un turno notturno, all’aperto, in condizioni climatiche rigide e che – secondo i familiari – aveva più volte manifestato preoccupazione per la situazione. Certamente sarebbe estremamente grave se il 55enne avesse pagato con la morte il senso del dovere». Simico, la società per le infrastrutture di Milano Cortina, ha espresso le «più profonde e sentite condoglianze», precisando in una nota che «si tratta di un cantiere che non è di propria competenza» e che attende «che gli organi competenti svolgano le necessarie indagini».

Con la morte di Zantonini, è arrivata la quarta vittima sul lavoro in Veneto dall’inizio del 2026 e la prima nel Bellunese. Questa vicenda, pur nella sua specificità giudiziaria ancora da accertare, non può che riportare l’attenzione sul modello organizzativo e produttivo che accompagna i grandi eventi. Alla lunga lista di criticità già riscontrate in relazione all’organizzazione dei Giochi del 2026 – dall’impatto ambientale [2] alle ombre sulla trasparenza [3], dal dibattito sulla specificità [4] delle opere finanziate ai costi [5] cresciuti vertiginosamente nel corso dei mesi – si aggiunge ora, in modo drammatico, la questione delle condizioni di lavoro all’ultimo anello della catena degli appalti. Il decesso di Zantonini solleva interrogativi stringenti su quanto la corsa contro il tempo e la logica del ribasso possano spingere verso una pericolosa precarizzazione, dove il rispetto dei diritti e della sicurezza dei lavoratori rischia di diventare variabile secondaria.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.