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Un nuovo rapporto ONU spiega la segregazione razziale di Israele contro i palestinesi

L’Onu ha condannato nuovamente Israele per le sue politiche portate avanti contro la popolazione palestinese in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Lo ha fatto con un rapporto [1] che documenta il peggioramento della situazione in tutti i territori occupati a partire almeno dal dicembre 2022. Il rapporto parla di furto di terre e risorse naturali, discriminazioni razziali, segregazione, e descrive il sistema di violenze sistematiche impunite, sfollamenti forzati e limitazioni in aumento alla libertà del movimento dei palestinesi chiedendone lo smantellamento. Mentre gli organismi internazionali continuano a lanciare appelli, Tel Aviv si prepara ad avviare i cantieri per la costruzione di 3401 nuove case nell’insediamento “E1 [2]” recentemente approvato, che rischia di spaccare in due la Cisgiordania, insieme alla costruzione di altre 19 nuove colonie [3], sempre illegali per il diritto internazionale.

«Che si tratti di accedere all’acqua, andare a scuola, correre all’ospedale, visitare familiari o amici o raccogliere le olive, ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania è controllato e limitato dalle leggi, dalle politiche e dalle pratiche discriminatorie di Israele», ha commentato [4] l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk. «Si tratta di una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e segregazione, che assomiglia al tipo di sistema di apartheid che abbiamo visto», ha affermato. Il sistema israeliano di repressione e apartheid è evidente nella Cisgiordania occupata, dove la popolazione è soggetta quotidianamente a incursioni militari, detenzioni arbitrarie e demolizioni. È lo stesso diritto alla vita che viene messo in discussione: il rapporto parla di oltre 1.500 uccisioni di palestinesi tra il 1 gennaio 2017 e il 30 settembre 2025. Le autorità israeliane hanno aperto 112 indagini, con una sola condanna. Le cifre dell’impunità esplicitano come le violenze di coloni e militari contro i palestinesi non solo restino nel silenzio, ma siano, di fatto, accolte dalle autorità di Tel Aviv.

La discriminazione sistematica nei confronti dei palestinesi nei territori palestinesi occupati è una preoccupazione di lunga data, osserva il rapporto. La situazione, tuttavia, sta peggiorando drasticamente. La vita dei palestinesi è diventata sempre più limitata e insicura; i circa mille punti di controllo tra checkpoint, cancelli, e posti di blocco mobili rendono gli spostamenti sempre più ardui, violando il diritto al lavoro, allo studio, e aggravando le già difficili condizioni economiche. I palestinesi continuano a subire confische di terra su larga scala e la privazione dell’accesso alle risorse; mentre ai palestinesi viene sottratta sempre più terra e le risorse idriche vengono deviate, le colonie israeliane si allargano. Il rapporto cita anche la discriminazione giuridica a cui sono costretti i non-israeliani, giudicati in Tribunali militari durante i quali vengono sistematicamente violati i loro diritti a un processo equo e giusto.

«Dal 7 ottobre 2023, il governo israeliano ha ulteriormente ampliato l’uso della forza illegale, la detenzione arbitraria e la tortura, la repressione della società civile e le restrizioni indebite alla libertà dei media, le severe restrizioni alla libertà di movimento, l’espansione degli insediamenti e le relative violazioni nella Cisgiordania occupata, il che ha segnato un deterioramento senza precedenti della situazione dei diritti umani in quella zona», continua il rapporto, aggiungendo che a ciò si aggiunge il protrarsi e l’escalation della violenza dei coloni, in molti casi con l’acquiescenza, il sostegno e la partecipazione delle forze militari israeliane. Il documento descrive come «asfissiante» l’insieme delle politiche israeliane create per controllare ogni aspetto della vita dei palestinesi, concludendo che esistono motivi ragionevoli per ritenere che la separazione, la segregazione e la subordinazione siano destinate a diventare permanenti, al fine di mantenere l’oppressione e il dominio sui palestinesi.

Sono centinaia le relazioni che testimoniano le violazioni sistemiche dei diritti umani di Israele; decine le risoluzioni, le richieste, le commissioni che negli anni hanno chiesto a Tel Aviv di interrompere gli abusi e di ritirarsi dai territori occupati della Cisgiordania e di Gerusalemme. Nonostante ciò, i governi continuano ad appoggiare politicamente ed economicamente Tel Aviv, e Israele accelera il suo piano di pulizia etnica e annessione dei territori palestinesi. «Ogni tendenza negativa documentata nel rapporto non solo è continuata, ma si è anche accelerata. E ogni giorno che si permette che questa situazione continui, le conseguenze per i palestinesi peggiorano».

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Moira Amargi

Moira Amargi esiste ed è una persona specifica, ma il nome è uno pseudonimo, usato quando pubblica report sulla Palestina o dall'interno di cortei e momenti di conflitto sociale a rischio repressione. È corrispondente per L'Indipendente dal Medio Oriente e dai Territori Palestinesi occupati.