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Lodo Mondadori, questione chiusa: Berlusconi e Fininvest perdono il ricorso alla CEDU

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha respinto i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e dalla sua holding Fininvest contro le sentenze italiane del cosiddetto “lodo Mondadori”. Con una decisione divenuta pubblica negli scorsi giorni, i giudici europei hanno stabilito che non ci furono violazioni del diritto a un equo processo né della presunzione di innocenza nel maxi-risarcimento da oltre 540 milioni di euro che Fininvest fu costretta a versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Questo verdetto sigilla, dopo trent’anni e dopo la morte di Berlusconi, una delle vicende giudiziarie più emblematiche della storia italiana, nata dalla guerra per il controllo della casa editrice Mondadori tra due colossi del capitalismo italiano.

Il verdetto [1] della CEDU ha chiuso una vicenda affonda le radici negli anni Ottanta, durante la battaglia per l’acquisizione della prestigiosa casa editrice. Dopo un iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti, la Corte d’Appello di Roma, con una sentenza del 24 gennaio 1991 redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò tale decisione, spianando di fatto la strada a Silvio Berlusconi. Le successive indagini dei pm e una sequela di sette processi penali conclusisi nel 2007, accertarono in via definitiva che quella sentenza era stata la conseguenza di un’azione corruttiva. L’avvocato di Berlusconi (e poi ministro) Cesare Previti, insieme ad altri legali, fece infatti pervenire 400 milioni di lire in contanti al giudice Metta, denaro proveniente da bonifici di conti Fininvest esteri. Per questa corruzione in atti giudiziari, Metta e Previti furono condannati. Berlusconi, invece, riuscì a salvarsi grazie alla prescrizione: nel 2001, quando era presidente del Consiglio, gli furono infatti concesse le attenuanti generiche. La motivazione è che aveva agito «nell’ambito di un’attività imprenditoriale le cui zone d’ombra non possono condurre a una preconcetta valutazione ostativa».

Chiuso il capitolo penale, si aprì quello civile. La Cir di De Benedetti chiese e ottenne il risarcimento del danno subito. Nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano condannò Fininvest a pagare 750 milioni di euro, cifra poi ridotta in appello a 560 milioni e confermata [2] in via definitiva dalla Cassazione nel 2013 a circa 540 milioni. Nelle motivazioni, i giudici civili scrissero che era «fuori da ogni plausibile logica» che Previti avesse mosso somme così ingenti all’insaputa del «dominus» della società, ovvero Berlusconi, definendo l’illecito una tangente «per immedesimazione organica». Proprio contro queste espressioni e contro l’intera procedura civile si rivolsero, nel 2014, sia Berlusconi sia Fininvest alla CEDU. Il Cavaliere lamentava la violazione della presunzione di innocenza, sostenendo che i giudici civili gli avessero di fatto attribuito una responsabilità penale nonostante il proscioglimento. Fininvest contestava invece l’iter processuale, argomentando che la condanna al risarcimento fosse avvenuta senza una formale revoca della sentenza del 1991.

La Corte di Strasburgo ha respinto tutte le doglianze principali. Nel ricorso di Berlusconi (proseguito dagli eredi dopo la sua morte nel 2023), ha stabilito che i giudici italiani «non hanno attribuito alcuna responsabilità penale» a Berlusconi e quindi non ne hanno violato la presunzione di innocenza. Sul ricorso di Fininvest, la CEDU ha ritenuto che la scelta procedurale della Cir fosse legittima e che i giudici nazionali avessero raggiunto «un giusto equilibrio», con sentenze «immuni da vizi di arbitrarietà» e fondate su perizie tecniche. L’unica violazione riscontrata – assai marginale – concerne le spese processuali: la Cassazione italiana non motivò sufficientemente la condanna di Fininvest a pagare 900.200 euro per le spese del giudizio. Tuttavia, la CEDU ha precisato che questa carenza non ha inficiato l’equità del processo nel suo complesso.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.