A ridosso del voto decisivo in Consiglio UE, il governo di Giorgia Meloni ha annunciato di essere pronto a dare il via libera all’entrata in vigore del Mercosur, l’accordo [1]commerciale di libero scambio tra l’Unione Europea e l’area del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay). Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato che Roma sosterrà la sottoscrizione dell’intesa nella «fase attuale» a condizione che vengano confermate le garanzie a tutela del sistema produttivo, imprimendo una svolta dopo mesi di esitazioni e rinvii che avevano rallentato l’iter dell’accordo. L’Italia, insieme alla Francia, aveva frenato sui negoziati per difendere gli agricoltori dalla concorrenza sleale, usando il veto come leva negoziale per ottenere maggiore flessibilità e più fondi europei per l’agricoltura nel periodo 2028-2035.
L’intesa dovrebbe essere definita durante una riunione degli ambasciatori e dei rappresentanti diplomatici degli Stati membri in calendario venerdì 9 gennaio [2], mentre la firma definitiva è prevista per il 12 gennaio, durante la visita di Ursula von der Leyen in Paraguay. L’Italia [3], terzo Paese più popoloso dell’Unione, può determinare la maggioranza qualificata necessaria per il sì e la sua decisione è attesa con attenzione tra gli altri partner europei. La posizione di Roma si inserisce in un quadro europeo frastagliato, in cui diversi Paesi – dalla Francia alla Polonia – hanno espresso riserve soprattutto per le implicazioni sul settore agricolo. Dopo un lungo negoziato, l’Unione Europea ha messo sul tavolo incentivi a sostegno ai produttori, come l’accesso anticipato a fondi PAC (Politica Agricola Comune) per circa 45 miliardi di euro, pensati per compensare eventuali impatti negativi delle importazioni sudamericane. Allo stesso tempo, il governo Meloni ha avanzato richieste specifiche per rafforzare le clausole di salvaguardia, proponendo di abbassare [4] la soglia di attivazione delle misure di emergenza dal 8% al 5% per bloccare l’afflusso di prodotti che potrebbero danneggiare i mercati europei e sollecitando l’esenzione dei fertilizzanti dai dazi e dall’imposizione fiscale legata al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM). La Francia, invece, non ha ammorbidito la sua posizione e annuncia battaglia sostenendo che l’accordo potrebbe essere bloccato anche dopo la firma, qualora il Parlamento europeo dovesse opporsi. Giovedì mattina, agricoltori e trattori hanno protestato, occupando la zona della Tour Eiffel a Parigi, per chiedere maggiori tutele e fermare il trattato.
Nonostante le rassicurazioni delle istituzioni europee sul rispetto degli standard sanitari e fitosanitari dell’UE per tutti i prodotti importati, persistono forti critiche sulla sicurezza alimentare [5]. Organizzazioni di consumatori e gruppi agricoli denunciano da anni che nell’area Mercosur si utilizzano pratiche, pesticidi e metodologie di produzione non ammissibili nell’Unione Europea, con il rischio concreto che residui di sostanze proibite possano entrare nei nostri mercati in assenza di controlli. L’accordo potrebbe favorire l’ingresso [6] nel mercato europeo di carne bovina, pollame e altri prodotti agricoli ottenuti con standard [7] produttivi meno stringenti rispetto a quelli UE. Nei Paesi del Mercosur sono infatti consentiti OGM, pesticidi [8] (come atrazina, clorotalonil, acefato) e ormoni della crescita vietati nell’UE, creando una forte asimmetria normativa [9] della politica commerciale internazionale europea. Un caso emblematico riguarda la carne bovina brasiliana: una verifica [10] indipendente prodotta per conto della Commissione Europea ha evidenziato l’impossibilità di controllare che i bovini brasiliani siano trattati con estrogeni, vietati in UE dal 1981 poiché cancerogeni. Lo studio evidenziava inoltre che quasi il 30% dei pesticidi autorizzati in Brasile e Argentina è vietato nell’UE. Preoccupazioni analoghe emergono per tè, frutta tropicale e agrumi, spesso coltivati con pesticidi illegali, che rientrano poi sul mercato UE come “effetto boomerang”. A questo si aggiunge il tema della soia OGM, largamente prodotta in Brasile e Argentina, oltre all’aumento di miele e succhi di frutta sudamericani che potrebbe mettere sotto pressione le filiere europee.
Il voto finale non riguarda solo i potenziali benefici economici, ma soprattutto i rischi per la sicurezza alimentare e il rispetto degli standard sanitari europei. Le rassicurazioni della Commissione non bastano a dissipare i timori di consumatori e produttori: l’accordo rischia di mettere alla prova il principio di precauzione dell’UE, trasformando la liberalizzazione commerciale in un possibile arretramento delle tutele a difesa della salute dei cittadini.