La Cina sta incrementando l’uso e lo sviluppo dello yuan digitale (e-CNY) con l’obiettivo di potenziare il commercio e gli investimenti transfrontalieri, al riparo da potenziali sanzioni unilaterali e dai dazi imposti dagli Stati Uniti di Donald Trump. Il progetto [1], avviato già da un decennio, ha registrato una decisa accelerazione negli ultimi anni, e si appresta a compiere un passo decisivo quest’anno: dal primo gennaio 2026, infatti, il nuovo regolamento della People’s Bank of China (PBOC) permetterà alle banche commerciali di pagare gli interessi sui depositi in e-CNY, come annunciato da Lu Lei, vice governatore della banca centrale. In questo modo la valuta digitale si trasforma da semplice equivalente del contante a vera e propria moneta di deposito. Si tratta di una delle più ambiziose strategie di Pechino per sfidare e ridisegnare l’architettura finanziaria globale, sganciandosi dal dollaro e sottraendo terreno alla valuta statunitense, attraverso l’internazionalizzazione della divisa digitale del Dragone. «Dobbiamo lavorare più rapidamente per rafforzare il potere della Cina nella finanza e lo yuan digitale deve essere sviluppato costantemente», si legge nelle Raccomandazioni del Comitato centrale del Partito comunista cinese per la formulazione del 15° Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale.
Finora lo yuan digitale ha funzionato come contante elettronico con un utilizzo prevalentemente orientato ai pagamenti, senza rendimenti. Con il nuovo piano, invece, l’e-CNY acquisisce le caratteristiche tipiche dei depositi bancari. I portafogli digitali verificati potranno quindi maturare interessi, in linea con le disposizioni già in vigore per i depositi tradizionali, e saranno coperti dal sistema di assicurazione dei depositi cinese. Le banche avranno inoltre maggiore flessibilità nella gestione dei saldi in e-CNY all’interno delle proprie operazioni di attivo e passivo. L’obiettivo è favorire la diffusione dello yuan digitale nel mercato globale: in questo modo, la Cina mira a offrire un’alternativa credibile al dollaro, facilitando il commercio e gli investimenti diretti in yuan e aggirando potenzialmente il sistema di pagamenti basato sul biglietto verde. Il tutto rientra nel processo di graduale de-dollarizzazione [2] e si inserisce in un contesto geopolitico in rapido mutamento, dove il dominio unilaterale finanziario e economico degli USA è messo sotto pressione da nuovi emergenti sistemi finanziari e di potere globali, ispirati al modello multipolare. Infatti, i paesi sottoposti a sanzioni statunitensi o occidentali, come la Russia e l’Iran, potrebbero trovare nello yuan digitale un mezzo per effettuare transazioni finanziarie al di fuori del perimetro dei sistemi di pagamento tradizionali, fortemente influenzati dagli Stati Uniti.
Nel piano per l’internazionalizzazione della valuta digitale cinese è fondamentale il centro operativo internazionale per lo yuan digitale di Shanghai, inaugurato a settembre 2025 e diventato un polo chiave per l’internazionalizzazione della divisa cinese insieme alle sue tre principali piattaforme: quella di pagamento digitale transfrontaliero, quella dei servizi blockchain e, infine, quella degli asset digitali. Secondo [3] quanto riferito da Global Times, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, i programmi pilota per lo sviluppo dell’e-CNY hanno avuto risultati positivi: all’interno della Cina, a fine novembre, il valore cumulativo delle transazioni ha raggiunto i 16,7 trilioni di yuan (2,38 trilioni di dollari), secondo la Banca centrale cinese, su un valore complessivo dell’economia cinese del valore di 19 trilioni di dollari. A livello transfrontaliero, invece, il Multi-Central Bank Digital Currency Bridge (mBridge), una piattaforma sviluppata congiuntamente dalla PBOC, dall’Autorità Monetaria di Hong Kong e da altre banche centrali per facilitare pagamenti transfrontalieri più rapidi utilizzando le rispettive valute, ha registrato un totale cumulativo di 4.047 transazioni di pagamento transfrontaliere, per un importo cumulativo pari a 387,2 miliardi di yuan. Ciò significa che yuan lo digitale rappresenta circa il 95,3% degli importi delle transazioni in varie valute, sempre secondo la PBOC.
Cina e Stati Uniti hanno adottato una strategia opposta per dominare il settore finanziario: mentre, infatti, il presidente statunitense Donald Trump, attraverso un ordine esecutivo, ha vietato la creazione di una moneta digitale di Stato, una Central Banck Digital Currency (CBDC) federale, puntando interamente sulle stablecoin private disciplinate dal GENIUS Act, la Cina ha scelto di investire su una valuta digitale pubblica sempre più integrata nel sistema bancario e nella trasmissione della politica monetaria. Una differenza che rispecchia anche la diversa natura ideologica del sistema di potere e dei modelli economici occidentali e cinesi.
La mossa di Pechino segna comunque un’accelerazione determinante verso il cosiddetto sistema multipolare, in cui più poli composti da diverse nazioni dovrebbero controbilanciare il potere e il peso di altrettanti poli simili, in un equilibrio in cui sarebbe centrale il principio di sovranità delle nazioni. Si tratta di un modello opposto al sistema unipolare statunitense e anglo centrico, la cui affermazione passa anche e soprattutto attraverso il dominio del sistema monetario e finanziario [4]. In questo contesto, la Cina sta svolgendo un ruolo di primo piano, in quanto sta trainando anche altre nazioni a seguire il suo modello tecnologico, sebbene Stati come Russia e Cina abbiano anch’essi intrapreso questo percorso da almeno un decennio. In generale, questo processo accomuna tutti i Paesi BRICS, ma la Cina punta a dominare il settore attraverso la creazione di uno “standard di riferimento” nelle tecnologie digitali emergenti, che nessun Paese, nemmeno gli Stati Uniti, ha ancora raggiunto. La svolta dello yuan digitale appena avviata promette un interessante sviluppo nella prospettiva dei nuovi equilibri finanziari e di potere globali.