L’inizio del 2026 porta con sé una serie di aumenti che colpiranno direttamente il bilancio delle famiglie italiane, con un focus particolare sulla mobilità, i trasporti e servizi legati all’auto. Alcuni di questi rincari sono espressamente previsti dalla Legge di Bilancio appena entrata in vigore, mentre altri scattano automaticamente per effetto di meccanismi già stabiliti o di decisioni regolatorie precedentemente prese. Dai caselli alle pompe di benzina, dalle polizze assicurative alle sigarette, l’anno si apre all’insegna di un generale inasprimento della pressione fiscale e tariffaria su diversi fronti del consumo quotidiano, con un impatto stimato in centinaia di milioni di euro.
Uno degli interventi più significativi e immediatamente percepibili riguarda il mercato dei carburanti. La manovra [1] stabilisce infatti la parificazione delle aliquote dell’accisa sulla benzina e sul gasolio impiegato come carburante. Di conseguenza, da gennaio scatta una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro per litro e un corrispondente aumento di quella sul gasolio. Considerando anche l’Iva, l’impatto sui prezzi sarà di circa cinque centesimi al litro. Come sottolinea l’associazione Assoutenti, da queste ore «sarà più costoso fare rifornimento di gasolio, a causa del rialzo delle accise pari a +4,05 centesimi di euro che porterà nelle casse dello Stato circa 552 milioni di euro nell’intero 2026». In parallelo, aumentano anche i costi per percorrere le autostrade. Per la quasi totalità delle concessioni scatta l’adeguamento tariffario all’inflazione, fissato all’1,5%. Fanno eccezione alcune società, mentre l’incremento più marcato si registra sull’autostrada Salerno-Pompei-Napoli, dove i pedaggi saliranno dell’1,925%. Sull’Autostrada del Brennero, in fase di riaffidamento, l’aumento sarà dell’1,46%. Secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, questo si tradurrà in un maggior esborso complessivo di circa 20 milioni di euro annui per gli automobilisti.
La manovra agisce in profondità anche sulla fiscalità dei prodotti da fumo e dei loro “succedanei”, con il duplice obiettivo di incrementare il gettito e, nelle intenzioni, di scoraggiare i consumi. L’intervento è ampio e colpisce sigarette tradizionali, tabacco trinciato, sigaretti, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. La legge introduce un aumento progressivo nel triennio 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise. Per le sigarette, gli effetti si sentiranno subito: «con incrementi di prezzo dai 15 centesimi di euro per le sigarette tradizionali ai 50 centesimi per il tabacco trinciato, con un costo per la collettività stimato in 213 milioni di euro nel 2026». Nei due anni successivi i rincari sono previsti in circa 25 centesimi a pacchetto per il 2027 e 40 centesimi dal 2028.
L’elenco degli aggravi prosegue su altri fronti. Per il settore assicurativo, sale al 12,5% l’aliquota sulle polizze accessorie per rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale, valida per i contratti nuovi o rinnovati. Una misura che, stima Assoutenti, comporterà «un aggravio di spesa da 115 milioni di euro sugli assicurati». Anche l’imposta di soggiorno vedrà un rialzo: i comuni potranno incrementarla fino a 2 euro per notte, con la possibilità per quelli vicini alle sedi delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 di istituirla o aumentarla fino a 5 euro. Nuovi costi arrivano pure per gli acquisti online, con l’introduzione di un contributo di 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro in arrivo da paesi extra Ue. Raddoppia, passando dallo 0,2% allo 0,4%, l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax.
Non mancano, per fortuna dei cittadini, alcune misure di segno contrario o di alleggerimento. Il decreto Milleproroghe sospende per tutto il 2026 l’aggiornamento delle sanzioni del codice della strada, evitando quindi rincari sulle multe. È stata inoltre disposta l’esenzione dal pagamento dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco negli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma. Infine, due temute imposte indirette sono state rinviate: la sugar tax sulle bevande edulcorate e la plastic tax sulla plastica monouso non entreranno in vigore prima del primo gennaio 2027. Nel complesso, tuttavia, il saldo per i consumatori è ampiamente negativo. Le associazioni di categoria parlano esplicitamente di una pesante stangata. Assoutenti ha calcolato un aggravio complessivo di 900 milioni di euro solo considerando le voci principali.
Il voto finale [2] sulla Legge di Bilancio è arrivato il 30 dicembre, dopo settimane di trattative serrate. In seguito all’ok di Palazzo Madama, la Camera ha concesso la fiducia al governo con 219 voti favorevoli e 125 contrari. La manovra prevede misure su fisco, welfare e imprese: taglio dell’IRPEF per il ceto medio, revisione dell’ISEE, rottamazione delle cartelle, bonus scuola e congedi parentali. Inclusi anche incentivi alle aziende, riforma del TFR per i neoassunti e aumento delle spese militari. Nel passaggio in Aula sono state stralciate cinque misure [3] simbolicamente rilevanti, tra cui l’esonero per le aziende dal pagamento delle differenze retributive ai lavoratori sottopagati che avessero fatto causa, per dubbi sulla costituzionalità. La linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti resta improntata alla prudenza: una manovra da circa 22 miliardi per contenere la spesa, accelerare l’uscita dalla procedura di infrazione europea e riportare il deficit sotto il 3% del PIL, in un contesto internazionale instabile e con un debito pubblico oltre i 3.000 miliardi.