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Non solo salute: la terapia forestale può alleggerire la spesa pubblica

Camminare in un bosco è una medicina per il corpo e per l’anima. Farlo seguendo i consigli di uno psicoterapeuta, affinando vista e olfatto, con il silenzio in sottofondo, e dimenticandosi di cellulare e interferenze varie, è una vera e propria terapia, chiamata appunto terapia forestale, con risultati clinici riconosciuti.

In Asia, e in particolare in Giappone, la terapia forestale non è una novità: pratiche come lo Shinrin-yoku – i celebri “bagni di foresta” – sono diffuse da decenni e riconosciute come strumenti utili per la salute pubblica, tanto da essere integrate in programmi ufficiali di prevenzione e benessere. Da noi, invece, la terapia forestale assistita è arrivata più tardi. Tuttavia, grazie soprattutto al lavoro del primo ricercatore del CNR-IBE Francesco Meneguzzo, anche in Italia la ricerca scientifica ha consolidato un corpo di evidenze [1] che ne riconoscono i benefici sul piano medico: riduzione dello stress, miglioramento del tono dell’umore, effetti positivi su ansia, pressione arteriosa e qualità della vita.

La vera novità, però, arriva oggi da uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR): non solo il bosco “cura”, ma potrebbe anche farci risparmiare in modo significativo. Secondo il ricercatore, infatti, per il sistema sanitario, e per il sistema in generale, il risparmio – in cure, ospedalizzazioni, medicinali, giorni di assenza dal lavoro – sarebbe enorme rispetto all’investimento iniziale, che, come Meneguzzo ha raccontato [2] a L’Indipendente, potrebbe variare da 3500 a 9500 euro l’anno a persona per un programma di 25 sessioni l’anno. “Investendo per ipotesi 5 milioni di euro in conduzioni professionali per 10mila persone”, spiega il ricercatore, “il risparmio in ospedalizzazioni, cure e medicinali lo abbiamo calcolato tra i 35 e i 95 milioni. Un ritorno fino a 20 volte superiore all’investimento”.

La logica che sta alla base di queste valutazioni è duplice. Da un lato, c’è l’effetto preventivo e sostitutivo di alcuni interventi sanitari tradizionali: persone con livelli di stress ridotti, per esempio, tendono a ricorrere meno a farmaci ansiolitici o antidepressivi, e presentano una minore incidenza di alcune patologie legate allo stress cronico. Dall’altro, vi è un impulso alla medicina integrata: programmi di terapia forestale assistita potrebbero ridurre la pressione sulle strutture tradizionali, liberando risorse da destinare ad altri segmenti dell’assistenza sanitaria.

I dati utilizzati nello studio sono stati raccolti da 282 adulti che hanno partecipato a otto sessioni di questa terapia condotte presso gli stessi siti forestali in tutta Italia, con l’assistenza della psicoterapeuta Tania Re. Ora l’obiettivo è fare in modo che questa pratica venga inserita nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, per fare in modo che il medico posso prescrivere ai propri pazienti una bella terapia forestale assistita a carico del sistema sanitario.

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Mario Catania

Giornalista professionista dal 2011, si occupa di inchieste, reportage e attualità. Ha lavorato per la carta stampata, per l'online e come videoreporter, spaziando dalla cronaca alla politica e tematiche ambientali. Autore di libri e saggi, per L'Indipendente coordina i lavori del mensile.