venerdì 16 Gennaio 2026

Il Bangladesh ha fatto grandi passi avanti nella lotta alla povertà

Tra il 2010 e il 2022, il Bangladesh si è distinto per i progressi registrati nella lotta alla povertà. Lo conferma l’ultimo rapporto della Banca Mondiale, che documenta una riduzione netta sia della povertà estrema – passata dal 12,2% al 5,6% – sia di quella moderata, scesa dal 37,1% al 18,7%. Per un totale di 34 milioni di persone tirate fuori dalla condizione di ristrettezza. In parallelo, sono migliorati l’accesso all’elettricità, ai servizi igienico-sanitari e all’istruzione di base in gran parte del Paese. Un cambiamento profondo per uno Stato dell’Asia meridionale che, fino a pochi decenni fa, vedeva gran parte della popolazione esclusa dai servizi essenziali.

A differenza di altri modelli di crescita concentrati nelle grandi città, il miglioramento in Bangladesh ha interessato soprattutto le aree rurali. Nelle zone più svantaggiate sono arrivati investimenti pubblici, nuove infrastrutture, connessioni stradali e servizi scolastici, riducendo le disuguaglianze territoriali e generando lavoro vicino alle comunità. Nello specifico, dopo il 2016 la crescita, fino ad allora trainata dalla manifattura urbana e in particolare dall’industria tessile, ha lasciato spazio all’agricoltura come motore principale della riduzione della povertà. Il settore agricolo, spesso sottovalutato e sovrastato da quello industriale, ha ripreso vigore grazie a nuove tecniche di coltivazione, migliori canali di distribuzione, accesso al credito e supporto pubblico. Questo ha permesso a milioni di famiglie rurali di aumentare i propri redditi e partecipare alla crescita economica, in un contesto più inclusivo rispetto al passato. La trasformazione è stata guidata da politiche mirate a rafforzare le economie locali, e non a ingrossare i profitti sul territorio di aziende estere.

Tuttavia, non tutto il Paese ha beneficiato allo stesso modo. Nelle città, la creazione di lavoro formale è rimasta limitata. Molti settori hanno continuato ad assorbire manodopera in ruoli precari e sottopagati, senza garantire un reale miglioramento delle condizioni di vita. Le donne e i giovani restano particolarmente penalizzati. Una giovane donna su cinque è disoccupata e, anche tra chi ha completato studi superiori, una su quattro non trova lavoro. Anche il sistema di protezione sociale mostra segni di debolezza. Pur avendo aumentato la spesa, il Bangladesh distribuisce ancora in modo inefficiente gli aiuti. Nel 2022, il 35% delle famiglie più ricche ha ricevuto sussidi statali, mentre metà di quelle più povere ne è rimasta esclusa. Questo squilibrio rende difficile proteggere la popolazione dagli shock economici, sanitari o climatici.

Il rapporto indica però margini concreti su cui agire. Migliorare il collegamento tra città e campagne, creare posti di lavoro urbani di qualità, rafforzare le filiere agricole e rendere più equi i sussidi sociali sono priorità strategiche. Il Bangladesh ha già dimostrato di poter ottenere risultati reali quando le politiche pubbliche sono orientate a ridurre le disuguaglianze e non solo a stimolare la crescita del PIL. Per un Paese considerato a lungo tra i più poveri del mondo, la capacità di cambiare la propria traiettoria economica in modo così esteso mostra che un altro modello di crescita è possibile.

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Gloria Ferrari

Laureata in Culture e Letterature del mondo moderno a Torino. Scrive di diritti umani e ambiente per diverse testate giornalistiche italiane. Collabora con L’Indipendente dal 2021.

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