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Sciopero generale: cortei in tutta Italia, a Torino letame sulla sede de La Stampa

Nella giornata di ieri, 28 novembre, l’Italia si è di nuovo fermata per scendere in piazza. Migliaia di persone hanno percorso le strade di tutte le principali città italiane per ribadire la contrarietà della società civile alla «finanziaria di guerra», ovvero la politica del governo di sottrarre sempre più risorse a sanità, istruzione e welfare per rifornire le casse del settore bellicista. A fermarsi sono stati lavoratori del settore pubblico e privato, dalle scuole ai mezzi di trasporto. I cortei più numerosi si sono svolti a Milano, Bologna e Genova, dove a sfilare in testa vi erano Greta Thunberg e Francesca Albanese. Non sono mancati gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti: a Venezia, per esempio, la polizia, schierata a protezione della sede di Leonardo SpA, ha usato gli idranti per fermare il corteo che si stava recendo verso l’azienda per denunciarne la complicità nel genocidio a Gaza. Ma a riempire le pagine dei quotidiani di oggi c’è un’azione del tutto dimostrativa, la cui “gravità” ha smosso le istituzioni fino al presidente della Repubblica Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: la protesta che, a Torino, ha visto coinvolta la sede del quotidiano La Stampa, preso di mira dai manifestanti con lanci di letame e scritte sui muri.

Assalto alla redazione de La Stampa, titola [1] il quotidiano stesso, mentre la quasi totalità dei giornali gli fa eco con gli stessi toni. Assalto alla redazione de La Stampa titola [2] il CorriereAssalto dei proPal alla sede del quotidiano La Stampa scrive [3] La RepubblicaAssalto alla redazione della Stampa copincolla [4] il Sole24Ore. La solidarietà istituzionale non si è fatta attendere e ha scalato i muri di palazzo fino ad arrivare a Piantedosi, poi a Meloni e addirittura al presidente della Repubblica Mattarella, tutti indignati per quanto accaduto. Contro la sede del quotidiano infatti sono state lanciate pericolose zolle di letame, mentre sulle mura dell’edificio sono state lasciate alcune scritte poco lusinghiere. Un gruppo di persone ha poi fatto ingresso nella redazione (vuota, in quanto con lo sciopero nazionale coincideva la protesta dei giornalisti) e avrebbero gettato in terra qualche quotidiano. Atti gravissimi, cui è giunta celere la condanna istituzionale: un’azione «gravissima e del tutto inaccettabile» ha tuonato Piantedosi al telefono con il direttore del giornale, Andrea Malaguti, cui è giunta la solidarietà anche di Elly Schlein. Solidarietà è stata immediatamente espressa anche dai colleghi de La Repubblica, il cui Consiglio di Redazione ha espresso vicinanza per l’imperdonabile accaduto.

Secondo i medesimi quotidiani, «l’assalto» è avvenuto quando «la frangia più violenta» si è staccata dal corteo principale, dirigendosi verso la sede del giornale – una narrazione riproposta quasi identica nel contesto di tutte le proteste più importanti (è quanto accaduto anche durante l’ultimo grande sciopero nazionale). I manifestanti si sono mossi al grido di «Free Shahin» e «Giornalisti complici dell’arresto in CPR di Shahin». Pochi giorni fa, a Torino, le autorità hanno infatti arrestato [5] e tradotto in CPR (prima di Torino, poi a Caltanissetta) Mohamed Shahin, imam della moschea di via Saluzzo e figura di spicco delle proteste per la Palestina degli ultimi due anni. A motivare il suo arresto sarebbero state proprio alcune frasi da lui pronunciate e rivendicate nel corso di dichiarazioni rilasciate alla stampa, nelle quali affermava che il 7 ottobre fosse la reazione del popolo palestinese ad anni di oppressione e sterminio compiuti da Israele. Tali frasi gli sono costate la revoca del permesso di soggiorno (Shahin si trovava in Italia con la famiglia da vent’anni) e l’emissione di un decreto di espulsione. L’imam sarà ora rimpatriato nel suo Paese d’origine, l’Egitto, dove rischia il carcere (se non la morte) perchè considerato un dissidente in ragione della sua avversione al regime di Al Sisi.

Secondo i manifestanti, quotidiani come La Stampa si sono resi complici nel costruire una narrazione mediatica che ha dipinto Shahin come un terrorista, favorendone l’arresto. I collettivi studenteschi che hanno rivendicato [6] l’azione, pubblicando lui stesso immagini dell’ingresso dei manifestanti all’interno della redazione e del lancio di letame, hanno infatti sottolineato che «La stampa di tutto il Paese in questi giorni ha dipinto Mohamed Shahin come uno spaventoso terrorista, aderendo alle veline commissionate direttamente dalla DIGOS su volere del governo. Torino, che conosce Shahin meglio di chiunque altrə, sa bene distinguere la verità dalla prezzolata propaganda sionista. La verità la scrivono le milioni di persone che in tutta Italia hanno partecipato ai cortei che denunciano le complicità dei nostri politici con lo stato di Israele e l’industria bellica, sapendo che gli unici terroristi sono loro».

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.