martedì 23 Luglio 2024

Belluno: le associazioni vincono in tribunale e fermano la speculazione nel Comelico

Accogliendo il ricorso avanzato dalle associazioni ambientaliste Italia Nostra, Mountain Wilderness Italia e Lipu contro una sentenza pronunciata dal TAR del Veneto, il Consiglio di Stato ha ripristinato i vincoli paesaggistici sui Comuni del Comelico e su Auronzo (Belluno) apposti nel 2019 da un decreto del ministero dell’Ambiente. I giudici amministrativi hanno dunque sancito che non si potranno avviare progetti speculativi in una vasta area del Parco delle Dolomiti, patrimonio Unesco, che costituisce una delle porzioni di territorio più importanti del nostro Paese dal punto di vista paesaggistico. In questo modo, è stato ufficialmente messa in discussione la realizzazione di impianti di risalita e di un collegamento sciistico fra Comelico e Pusteria che aveva precedentemente ottenuto il via libera.

Nel 2022, il TAR aveva dato ragione ai comuni di Auronzo, Comelico Superiore, Santo Stefano di Cadore, Provincia di Belluno e Regione Veneto – supportati da Confindustria Belluno, Confartigianato Belluno e Provincia Autonoma di Bolzano –, che si erano opposti ai vincoli paesaggistici stabiliti dal Ministero. Il dicastero di via Cristoforo Colombo, secondo il TAR, sarebbe infatti intervenuto in una materia di competenza degli enti locali, senza peraltro aver svolto un’appropriata istruttoria, abusando della sua autorità. Il Consiglio di Stato si è invece mosso in direzione uguale e contraria, attestando che il vincolo delineato dal Ministero, diversamente da quanto ricostruito dal TAR, “risulta accompagnato da una adeguata e congrua istruttoria”, che si è avvalsa anche dei risultati di “diversi sopralluoghi” svolti dai funzionari incaricati “anche mediante sorvoli in elicottero”, attraverso i quali “è stato possibile prendere visione delle peculiarità che contraddistinguono l’ambito paesaggistico, verificando la qualità architettonica e urbanistica dell’edilizia esistente”. Da questi elementi, ha scritto il Consiglio di Stato, è possibile “trarre la sussistenza dei presupposti della fondatezza e meritevolezza della dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area in questione”. Analizzando la questione sul piano giuridico, i giudici amministrativi scrivono che il Ministero ha “esercitato un potere di sua competenza in maniera pertinente”, anche in base a una pronuncia della Corte Costituzionale, che nel 2021 aveva sancito che, “sul piano delle competenze costituzionali attinenti ai beni paesaggistici”, la tutela ambientale e paesaggistica, “gravando su un bene complesso ed unitario, considerato dalla giurisprudenza costituzionale un valore primario ed assoluto, e rientrando nella competenza esclusiva dello Stato, precede e comunque costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle Regioni in materia di governo del territorio e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali”, venendo dunque a “trovarsi di fronte due tipi di interessi pubblici diversi: quello alla conservazione del paesaggio, affidato allo Stato, e quello alla fruizione del territorio, affidato anche alle Regioni”.

Esultano Italia Nostra, Mountain Wilderness e LIPU, che parlano di una sentenza «destinata a fare storia nella difesa dei paesaggi naturali». Questa notizia conferma che, anche attraverso mobilitazioni per vie legali, per i cittadini può essere possibile contribuire a fermare progetti speculativi. Se il risultato è stato raggiunto nel Comelico, però, a poca distanza procedono – apparentemente inarrestabili – quelli in vista delle Olimpiadi del 2026. A fine febbraio, infatti, a Cortina d’Ampezzo sono iniziati i lavori per la costruzione della nuova pista da bob in piano per le gare olimpiche, presi in carico dalla ditta Pizzarotti di Parma. Nonostante i costi elevatissimi, le proteste dei gruppi ambientalisti, la presentazione di una alternativa molto più pratica e sostenibile e il parere negativo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), le motoseghe sono state accese al fine di abbattere 500 larici secolari per la costruzione della pista. In pochi giorni, sono stati recisi circa 1.200 metri cubi di alberi (solo cento metri cubi in meno di tutti gli alberi abbattuti a Cortina dal 2009 al 2020). La scorsa settimana, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato “il via con ghiaccio sulla pista” già “nella prima settimana di luglio”.

[di Stefano Baudino]

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