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In 10mila a Roma contro la guerra e per il lavoro: ma per i media non è successo niente

Sabato 24 giugno oltre 10 mila persone provenienti da tutta Italia sono scese in piazza, a Roma, per la prima manifestazione nazionale contro il governo Meloni, guidati dallo slogan “Il governo Meloni ci ruba il futuro: abbassate le armi, alzate i salari”. All’iniziativa hanno aderito oltre un centinaio di comitati, sigle e associazioni. Appena un mese fa centinaia di migliaia di lavoratori erano scesi in piazza in tutta Italia per le medesime rivendicazioni: tuttavia, oggi come allora, nessun media mainstream ha dato la minima visibilità alla questione.

Focus della protesta è l’assenza di un intervento strutturale per contrastare il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. “L’esecutivo più a destra della storia recente italiana non muove un dito per bloccare la perdita di potere d’acquisto dei salari e il peggioramento delle condizioni di vita”, denuncia [1] in un comunicato USB, che punta il dito contro provvedimenti come l’eliminazione del reddito di cittadinanza, il ricorso sempre più esteso dei contratti precari, gestisce con la forza l’emergenza casa, taglia ulteriormente i fondi a un sistema sanitario in coma e affronta il tema dei lavoratori migranti come un problema di ordine pubblico. In compenso, alleggerisce il fisco per ricchi e padroni e bastona tutti gli altri”. A questo si aggiungono le rivendicazioni pacifiste di coloro che non smettono di chiedere lo stop al conflitto e all’invio di armi, tanto in Ucraina come in altri contesti di guerra: «Vogliamo esprimere la nostra opposizione alla guerra e rimettere al centro la risoluzione pacifica del conflitto tra Russia e Ucraina» ha dichiarato [2] Marta Collot, di Potere al Popolo, sottolineando come «mentre anche noi siamo andati a spalare il fango in Romagna dopo l’alluvione i militari erano invece in Sardegna per fare un’esercitazione». La protesta ha riguardato anche le privatizzazioni e i tagli al sistema sanitario – oggetto anche della manifestazione organizzata per la mattinata del 24 giugno dalla Cgil e altamente attenzionata dai mezzi di informazione. Nel corso dell’iniziativa è proseguita anche la raccolta firme volta a richiedere una legge per l’introduzione del salario minimo legale di dieci euro lordi l’ora, depositata in Cassazione da Unione Popolare.

“Il mondo del lavoro può fare da collante per le mille facce dell’opposizione al governo delle destre, riuscendo ad esprimere una piattaforma chiara e indipendente, sintetizzata da tempo nello slogan ‘Abbassate le armi e alzate i salari'” ha riportato [3] USB al termine della manifestazione. “Il 24 giugno a Roma si è prodotto un avvicinamento tra tanti soggetti che, pur se fortemente impegnati sui loro terreni concreti, sentono l’esigenza di un’opposizione generale a un governo che incarna qui da noi quello spirito guerrafondaio e reazionario che sta appestando l’aria di tutto il continente”.

[di Valeria Casolaro]