giovedì 2 Dicembre 2021

451 attacchi in 20 mesi: un rapporto certifica gli abusi israeliani sui palestinesi

Domenica scorsa il gruppo per i diritti umani B’Tselem ha dichiarato di aver documentato e registrato 451 episodi di violenza subiti dai palestinesi dall’inizio del 2020 per mano dei coloni israeliani. Di media, appena meno di un attacco al giorno. Le forze israeliane non sono quasi mai intervenute per sedare gli attacchi. Anzi, nel 66% dei casi in cui i coloni situati nella Cisgiordania hanno attaccato i palestinesi, le autorità di Israele si sono dileguate. E quando sono intervenute, in 170 casi hanno scelto di non scendere in campo per proteggere i palestinesi. È successo, al contrario, che abbiano partecipato attivamente all’attacco. Stando a quanto riportato da B’Tselem, in soli 13 casi le forze israeliane hanno placato la violenza dei coloni, perché “Gli attacchi dei coloni contro i palestinesi sono una strategia di apartheid impiegata dal regime israeliano, che cerca di avanzare e completare la sua appropriazione indebita di sempre più terra palestinese”.

Non a caso gli attacchi sono aumentati proprio nell’ultimo periodo, che coincide con la stagione della raccolta delle olive (ottobre- novembre). Circa 80.000-100.000 famiglie palestinesi traggono il proprio sostentamento da questo prodotto della terra, e impedirne la raccolta significa condannare una parte della popolazione alla fame. “Quando la violenza avviene con il permesso e l’assistenza delle autorità israeliane e sotto i suoi auspici, si tratta di violenza di stato. I coloni non stanno sfidando lo stato, rispondono i suoi ordini”, continua il report di B’Tselem.

Gli atti violenti possono includere percosse, lancio di pietre, minacce, incendi di campi, distruzione di alberi e raccolti, furto di raccolti, uso di fuoco vivo, danni a case e automobili e in alcuni casi anche l’omicidio. Negli ultimi anni i coloni hanno preso di mira anche il bestiame, altra fonte di sostentamento per i palestinesi, intimidendo interi greggi con l’intento di disperderli.

È uno dei principali modi con cui Israele strappa via grossi appezzamenti di terra palestinese, sin dal 1967, anno dell’occupazione e della nascita di numerosissime colonie. Nel tempo Israele ha costruito più di 280 insediamenti in Cisgiordania, che ospitano più di 440.000 coloni: 138 ufficialmente riconosciuti dallo stato e altri 150 no. Ma la proliferazione non si ferma di certo per questo, dal momento che negli ultimi dieci anni sono stati costruiti molti avamposti, la maggior parte dei quali denominata “fattorie”.

Israele si è impossessata delle terre palestinesi utilizzando mezzi “leciti” e non, in alcuni casi ufficializzandoli (emettendo cioè ordini militari o dichiarando l’area “terra statale”, “zona di tiro” o “riserva naturale”) e in altri casi occupandole fisicamente tramite i coloni, autori di attacchi violenti quotidiani. Come nel caso della fattoria Ma’on, raccontato da B’Tselem. Si tratta di un avamposto illegale situato nel sud della Cisgiordania, occupante circa un miglio quadrato di terra e che un tempo i palestinesi utilizzavano per il pascolo. Almeno, fino all’arrivo dei coloni che con attacchi e minacce regolari sono riusciti ad ottenere la confisca della terra da parte dello stato israeliano.

Si tratta di attacchi e strategie pianificati, contro i quali le autorità israeliane, nonostante le numerose testimonianze, non muovono un dito. “Le denunce sono difficili da presentare e nei pochissimi casi in cui vengono effettivamente aperte le indagini, il sistema le cancella rapidamente. Difficilmente vengono presentate incriminazioni contro i coloni che danneggiano i palestinesi e, quando lo fanno, di solito citano reati minori, con sanzioni simboliche da abbinare nel raro caso di una condanna”, riferisce il rapporto.

Parlare solo di coloni, però sarebbe riduttivo. La lista è corposa e quella utilizzata dal regime è una violenza sistemica e organizzata, i cui protagonisti sono molteplici: dal governo ai militari, dalla Corte suprema alla polizia israeliana, dal servizio carcerario israeliano all’autorità per la natura e i parchi, e altri. I coloni sono solo l’ultimo anello di una pesante catena.

[di Gloria Ferrari]

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