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ll Green Pass sarà convertito in legge definitiva senza nessun dibattito parlamentare

Il Parlamento sta votando in queste ore la conversione del decreto legge green pass. Ieri sera è stato il Senato a votare: una solida maggioranza (199 voti favorevoli e 38 contrari) sporcata solo da qualche assenza “giustificata” tra i banchi della Lega ha approvato la conversione in legge della certificazione verde. Ora si attende il voto della Camera dei Deputati per il via libera definitivo, che dovrà avvenire necessariamente entro il 20 novembre, pena il decadimento del decreto. A legare i due voti la procedura: in entrambi i casi è stato posto il voto di fiducia. I parlamentari devono approvare il provvedimento o respingerlo in toto, pena la caduta del governo. È la medesima procedura che venne utilizzata anche per l’approvazione dei decreti. Insomma, la legislazione sul green pass più restrittiva d’Europa vedrà la luce senza che il Parlamento abbia potuto dibattere ed emendarne i contenuti nemmeno una volta.

In vista del voto alla Camera Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha presentato un maxi-emendamento che sostituisce gli 11 articoli del decreto e ne recepisce le modifiche fatte dalla commissione Affari Costituzionali. Tra questi, la possibilità per i lavoratori privati di consegnare copia del green pass al datore di lavoro ed essere così esonerati dai controlli quotidiani.

Il decreto, varato il 21 settembre scorso, disciplina la normativa più restrittiva d’Europa [1] in materia di obbligo di green pass. A partire dal 15 ottobre infatti, e fino all’ipotetica data di fine emergenza stabilita per il 31 dicembre, la certificazione verde deve essere obbligatoriamente presentata per recarsi sul luogo di lavoro, sia privato che pubblico. Sono previste anche misure urgenti sui test antigienici e la proroga fino al 30 novembre della somministrazione dei test rapidi a prezzi contenuti. Di nuovo, tutto sarà approvato mediante voto di fiducia. Il governo Draghi è d’altronde uso a tali mezzi [2], che sollevano diverse questioni sulla democraticità dei processi in corso.

[di Valeria Casolaro]