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Germania: Facebook rimuove account e pagine che contestano la gestione pandemica

Facebook Inc. ha segnalato l’aggiornamento delle proprie policy di servizio, una rivoluzione che comporta su carta un’intensificazione del modus operandi adottato da Facebook e Instagram per contrastare la disinformazione. Il cambiamento è stato annunciato attraverso un post [1] di Nathaniel Gleicher, capo della cybersicurezza della Big Tech, il quale non ha mancato di sottolineare come i due portali abbiano già provveduto ad applicarne i vincoli contrattuali per rimuovere 150 account e pagine collegate ai movimenti che contestano le misure restrittive adottate dal Governo tedesco per combattere il coronavirus.

I profili colpiti sarebbero tutti vicini a Querdenken, un movimento vario ed eterogeneo che include no-vax, persone contrarie all’uso di mascherine, complottisti, estremisti di destra, ma anche semplici cittadini preoccupati dalle imposizioni volute dall’establishment locale. I messaggi condivisi dal gruppo sono a loro volta multiformi e non è raro che alcuni finiscano con il promuovere informazioni non verificate o con l’augurare incredibili sventure ai poliziotti che contrastano le loro manifestazioni.

Non è altresì insolito che questa branca vocale di utenti finisca con il crearsi profili internettiani pensati con l’intento di ingannare gli algoritmi social per diffondere le proprie convinzioni, cosa che la nuova policy di Facebook non manca di etichettare al pari di un «danno sociale coordinato» che è stato meritevole di censura.

Una scelta estrema, quella della ditta, che non manca di sollevare una serie di dubbi etici, rendendo ambiguo il confine tra opinionismo e informazione, nonché destando perplessità sull’imposizione impari della gestione delle policy dei social. La Big Tech si è infatti dimostrata sempre incline a chiudere un occhio sulla gestione di profili falsi che andassero a fomentare gli algoritmi digitali, a prescindere che questi potessero traviare le masse; basti pensare che Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Nicola Zingaretti e molti altri politici italiani siano dotati di social presumibilmente pregni di follower fasulli [2].

Chi decide che i seguaci di Querdenken siano in grado di creare un danno sociale coordinato mentre i capi di partito non rappresentino alcun rischio? A quanto pare è Facebook Inc. stessa, tuttavia ci sono motivi per credere che questo episodio rappresenti più un’eccezione che la regola. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha sempre evitato di adottare un ruolo “editoriale” e l’attuale episodio sembrerebbe voler più che altro proteggere la ditta dalle accuse di immobilità che altrimenti l’avrebbero presto colpita.

L’annuncio del rinnovamento della policy è infatti stato pubblicato appena poche ore prima che il The Wall Street Journal pubblicasse un articolo [3] in cui venivano esposti alcuni report interni a Facebook, report in cui gli analisti sottolineano l’inadeguatezza del portale nel combattere efficacemente la disinformazione sulle vaccinazioni e sul coronavirus. Un difetto che non è chiaro se sia figlio di incompetenza o di malizia, ma che stride con la promessa di Zuckerberg [4] di fare tutto il possibile per spingere gli utenti a vaccinarsi e, di conseguenza, mette a repentaglio i tentativi del dirigente di dipingere la piattaforma come una macchina in grado di «imporre una svolta positiva» (dal suo punto di vista) alla società.

[di Walter Ferri]