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Bologna: daspo Universitario per gli studenti che violano le regole anti-covid

Alla fine di maggio era andata in scena una discussione circa gli studenti di Bologna che ha coinvolto politici e istituzione universitaria. La candidata alla carica di Sindaco, Isabella Conti, aveva lanciato l’idea del Daspo [1] o dell’espulsione per gli studenti universitari che si fossero resi responsabili di gesti e azioni deplorevoli e/o contrari alle norme anti-Covid fuori dall’orario universitario: sotto attacco è la movida notturna. L’Ateneo ha subito fatto sapere che ciò non è possibile perché il diritto allo studio prevale e che l’Università non può essere responsabile per ciò che accade la notte. Adesso però, il Consiglio studentesco vota per l’inserimento del Daspo nel regolamento degli studenti.

«Come Ateneo desideriamo rimanere fuori dalla diatriba delle primarie», aveva detto il Rettore vicario Mirko Degli Esposti. L’espulsione degli studenti, o Daspo, chiesto anche da Fratelli d’Italia, tiene a precisare il vicario, «non è contemplata nei regolamenti disciplinari universitari, perché il diritto allo studio rimane sempre. Al massimo è prevista la sospensione fino a un anno. Ma anche se fosse possibile l’espulsione degli studenti, questa deve passare prima da una chiara identificazione di chi commette illeciti, come ripetiamo da anni. Ma l’identificazione non la possiamo fare noi, la fanno le Forze dell’ordine o la Polizia locale. Se sono le Forze dell’ordine a identificarli, perché non si possono fare sanzioni o denunce? Mi pare che si stia solo scaricando la responsabilità sull’Università. L’Ateneo emette periodicamente sanzioni disciplinari agli studenti che commettono illeciti o atti vandalici all’interno delle strutture dell’Alma Mater o durante le attività universitarie ma al di fuori di queste, gli studenti sono liberi cittadini e se commettono reati o illeciti non possiamo essere noi a intervenire».

Una mozione di Azione universitaria [2] ha chiesto e ottenuto – con 14 voti a favore e 13 contrari –  di rivedere il regolamento degli studenti rispetto a sanzioni disciplinari specifiche per la loro condotta in zona universitaria, anche se al di fuori della responsabilità diretta dell’istituzione universitaria, con assembramenti e violazioni delle norme anti-Covid. «Una mozione sulla scia del clamore mediatico dell’ultima settimana che narra piazza Verdi e la zona universitaria come un luogo problematico per colpa degli studenti. Abbiamo votato contrari alla mozione. È inaccettabile che si spinga l’università ad assumere il ruolo di sceriffo», dice Lorenzo Baldino coordinatore di Link. Baldino annuncia anche che il 15 giugno andrà in scena, in piazza Verdi, una proiezione gratuita.

Intanto, l’11 giungo, alle 14.30 [3], presso l’Università di Bologna, si discuterà della questione con Francesca Curi (Università di Bologna), Rossella Selmini (Università di Bologna), Stefania Crocitti (Università di Bologna), Monica Brandoli (ASP Città di Bologna), Carlo Francesco Salmaso (Piazza Grande), all’incontro che prende il nome di Daspo urbano, contrasto al degrado e marginalità sociale, all’interno della rassegna intitolata Sicurezza integrata e Welfare di comunità.

[di Michele Manfrin]