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Neutralità climatica impossibile ai ritmi attuali: serve uno sforzo 5 volte maggiore

Per centrare gli obiettivi climatici, l’intensità di carbonio – la quantità di emissioni prodotte per unità di Pil – dovrebbe diminuire 5 volte più velocemente a livello globale. È quanto è emerso da un rapporto [1] della Price waterhouse Coopers. Lo studio ha calcolato che nel 2019 l’intensità di carbonio è scesa, ma solo del 2,4% mentre servirebbe che calasse dell’11,7% l’anno. Per raggiungere quindi la neutralità climatica e mantenere il riscaldamento globale sotto gli 1,5°C come pattuito a Parigi, è necessario accelerare la decarbonizzazione. Nel 2019 – sottolineano inoltre nel report – si è registrato un calo nel consumo di carbone per la prima volta dal 2016 (calo dello 0,6%). Ci sono stati però incrementi costanti nei consumi di petrolio (calo dello 0,6%) e gas naturale (crescita del 2,0%). Le rinnovabili, nonostante i tassi di crescita record di eolico (+12,1%) e solare (+23,8%), rappresentano ancora solo l’11% del consumo energetico globale.

Nel 2020, a causa della pandemia, si prevede che le emissioni di anidride carbonica scendano fino al 7%. Dai dati contenuti nel Global Carbon Report 2020 e nell’Emission Gap Report dell’Unep è emerso, tuttavia, che solo tagliando le emissioni di questo volume ogni anno, da qui al 2030, si avranno dei benefici. L’UE, nel mentre, ha risposto aumentando la percentuale di abbattimento delle emissioni di gas serra dal 40 al 55% entro il 2030, nel tentativo di completare la transizione alla sostenibilità e raggiungere la neutralità climatica nel 2050.